Catania in serie A: un’opportunità da non perdere
di Nicola Gagliano
Massimo Norrito, bravo e preparato giornalista palermitano, inviato dal quotidiano La Repubblica a seguire l’attesissimo match Catania-Albinoleffe che, come un po’ tutti sanno, ha ridato al Catania la serie A dopo 23 anni, nell’esordio del suo articolo scelse queste parole: “23 anni fa molti di loro non erano ancora nati” riferito alla maggioranza dei circa 25.000 spettatori presenti quel giorno allo stadio Angelo Massimino. Nulla da eccepire, a parte la precisazione che, semmai erano già nati, forse erano comunque troppo piccoli per rendersi conto della portata di un tale evento. Effettivamente, calcisticamente parlando, ci sono piazze anche meno importanti e nobili di Catania che hanno avuto contatti molto più fitti e continui con l’élite del calcio italiano negli ultimi anni: vedi Bergamo, Brescia, Lecce, Reggio Calabria e via dicendo. Quindi una conquista così importante dopo quasi un quarto di secolo di attesa è un’occasione irripetibile per intere generazioni che non hanno potuto godere dello spettacolo del grande calcio. Se a tutto questo aggiungiamo gli anni difficili attraversati dalla società rossazzurra tra radiazione, ripartenza dalle serie dilettantistiche e improbabili trasferte attraverso le più sperdute località italiane ecco che tutto insieme può contribuire a magnificare ancora di più quanto la squadra di Pasquale Marino ha conquistato il 28 maggio del 2006.
Ventitré anni di attesa sono anche un ottimo arco di tempo per tracciare un bilancio di cosa è stata la città di Catania all’epoca della serie A di Sorrentino e Cantarutti, e cosa è oggi la Catania che si esalta per le prodezze di Mascara e Spinesi. Certo, la serie A del 1983 era forse più una conquista da esaltare per amor di patria che non perché essa potesse dare dei benefici tangibili alla città e alla società stessa. Il calcio era ancora un evento abbastanza casalingo, al quale la riapertura delle frontiere ai calciatori stranieri di qualche anno prima, nonché la recente vittoria mondiale, aveva dato un po’ di rivitalizzazione, ma che non smuoveva di certo il volume di affari di oggi. Era abbastanza diffusa la concezione di “mecenatismo”, ovvero del predidente che faceva calcio solo per passione e non perché da esso potesse trarre benefici economici. Questo avveniva in una Catania che risentiva di un certo ristagnamento economico dopo il boom di un paio di decenni prima, che gli era valso l’etichetta di “Milano del sud”. Una città che si divideva tra voglia di pensare in grande e scarsa capacità di mettere in atto le buone intenzioni. Emblematico in questo senso il progetto del quartiere Librino, progettato da un noto architetto giapponese per essere un’area avvenieristica e un modello di vivibilità e invece decaduto alla stregua del peggiore dei bronx. Senza contare inoltre il totale abbandono in cui versavano molti dei luoghi di interesse del centro storico.
La Catania che ritorna oggi trionfalmente in serie A è una città che già a partire dai primi anni ’90 ha operato una netta inversione di tendenza, con il progressivo recupero dei siti storici di interesse, con la sempre maggiore crescita di strutture ricettive, pub e locali pubblici. Una Catania oggi famosa per la movida notturna che ha attirato gente da tutte le parti d’Italia e d’Europa, grazie anche all’università, che nello stesso tempo con progetto Erasmus ha contribuito ad incentivare gli scambi culturali con l’estero. Ecco perché oggi Catania è senza dubbio più pronta ad accettare la sfida della serie A, con più consapevolezza di quanto non fosse avvenuto 23 anni fa, quando tra l’altro l’avventura si concluse disastrosamente dopo un solo anno. Catania arriva in un calcio dove girano vorticosamente ingenti somme di denaro legate alla vendita dei diritti televisivi, dove grazie alla tecnologia il nome di una squadra (e di riflesso di una città) rimbalza in tutti gli angoli più remoti del mondo, dove nonostante i recenti scandali la passione e l’attenzione della gente non sembra affatto diminuire, e dove ci si attende di ricevere tifoserie ben più importanti e numerose di quanto non sia accaduto finora.
Chiaro che per quello che riguarda l’ambito alberghiero, che poi è quello che ci interessa più da vicino, si spera che la squadra rossazzurra tragga quanta più visibilità da questa avventura nella massima serie. Sicuramente poche e molto selezionate saranno le strutture che potranno vantarsi di ospitare le grandi formazioni che verranno ad affrontare il Catania, ma tutto il resto potrà agevolarsi di ciò che è il cosiddetto “contorno” che si crea sulla scorta di tale genere di eventi. Ricordiamo che la sempre crescente nascita di strutture alberghiere nel centro della città non ha quasi mai generato alcun tipo di concorrenza tra vari operatori, ma anzi ha contribuito ad incentivare il flusso di presenze e anzi in molti casi ha creato numerosi esempi di mutuo soccorso. Per cui la speranza è che quello che già si sta costruendo attraverso altri canali possa essere ulteriormente incentivato da questa nuova conquista che ha visto la nostra massima espressione calcistica ritornare nel palcoscenico più importante del calcio italiano.
Redazionale di Un Ospite a Catania